Caldaie Ausiliarie A Gas Di Scarico

Caldaie Ausiliarie A Gas Di Scarico caldaie ausiliarie a gas di scarico

Norme da osservare per l'approntamento all'accensione delle caldaie principali ed ausiliarie; Calderine ausiliarie indipendenti, a gas di scarico ed a olio. Materiale didattico finalizzato alla preparazione degli esami di Patentino e Patente anche per quelle caldaie ausiliarie che usano in navigazione i gas combusti a tiraggio forzato verso i briuciatori che viene a contatto con i gas di scarico. di Sparanise una caldaia ausiliaria da mettere al servizio delle due Unità di Le Turbine a Gas dei cicli combinati sono di progetto Siemens modello V supportati dall'alto e con camino verticale per lo scarico dei fumi. 5B caldaie ausiliarie a gas di scarico. pubblicato 1 mar , da Daniele Balsamo. Produrre relazione scritta sugli impianti visualizzati. Testo schema pag. la portata massima di vapore con caldaie ausiliarie a recupero dai gas di scarico;​. • la percentuale complessiva di utilizzazione del calore prodotto dal.

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Turbina a gas L'elemento principale della nuova centrale di cogenerazione è la turbina a gas, di potenza installata pari a 42 MW elettrici ISO, che viene alimentata da gas naturale metano ad alta pressione. Essa è costituita da tre componenti principali: un compressore che comprime l'aria comburente aspirata dall'ambiente esterno dopo opportuna filtrazione; una camera di combustione ove vengono posti in contatto l'aria precedentemente compressa ed il gas naturale, che combinandosi danno origine ad un processo di combustione controllata; una turbina assiale le cui palettature, attraversate dai fumi di scarico provenienti dalla camera di combustione, pongono in rotazione un asse solidale al generatore elettrico, che produce corrente.

Turbina a vapore Essendo un impianto a ciclo combinato la turbina a gas trasforma il vapore ad alta pressione 50 bar prodotto dalla caldaia a recupero in energia elettrica tramite un alternatore e vapore a bassa pressione per gli utilizzi della cartiera. La turbina a vapore installata in Alto Garda Power ha un valore di potenza medio nominale pari a 7. Caldaia di recupero La caldaia di recupero ha il compito di estrarre parte dell'energia termica dei fumi di scarico della turbina a gas ed utilizzarla per la produzione di vapore ad alta pressione, vapore a bassa pressione per la Cartiera e acqua calda per il circuito di teleriscaldamento, per una potenza termica pari a circa 84 MW.

Il tiraggio forzato delle locomotive a vapore, ottenuto dirigendo il vapore di scarico dei cilindri nella ciminiera attraverso un ugello per attivare la circolazione forzata dei fumi verso l'esterno venne applicato a partire dalla locomotiva Rocket di Stephenson [5].

Il focolare della caldaia per locomotiva è avvolto da un involucro in lamiere inchiodate o saldate; lo spazio compreso tra il focolare e il suo involucro è pieno di acqua e vapore [3]. La parte inferiore del focolare è costituita dalla graticola o griglia , disposta inclinata verso la parte anteriore nella cui parete è praticata un'apertura, detta boccaporta del focolaio chiusa da una porta mobile per l'introduzione del carbone e per il governo del fuoco; sottostante alla graticola è il ceneratoio che raccoglie le ceneri e le scorie della combustione e che regola l'immissione dell'aria.

Una funzione importante è svolta dal cosiddetto voltino in muratura refrattaria posto al disopra della graticola allo scopo di deflettere all'indietro e verso l'alto i gas caldi prodotti dalla combustione aumentandone il percorso nel forno prima di introdursi nei tubi di fumo; tale allungamento del percorso oltre a migliorare la combustione delle particelle di combustibile evita un effetto negativo del tiraggio forzato e cioè che particelle ancora incombuste si immettano nei tubi giungendo allo scarico abbassando il rendimento della combustione e che le fiamme lambiscano direttamente, deteriorandolo, l'innesto dei tubi di fumo sulla piastra tubiera.

Un'ulteriore funzione è quella dell'accumulo di calore nel voltino in mattoni che, una volta spento il fuoco, viene lentamente ceduto evitando shock termici all'impianto [21].

Il corpo cilindrico, che è la parte di caldaia che contiene i tubi bollitori, è anch'esso ripieno di acqua e vapore e presenta di solito nella parte alta mediana un duomo per raccogliere il vapore prodotto. Da quest'ultimo partono i tubi di prelievo del vapore asciutto la cui quantità è determinata dalla posizione del regolatore [20].

Il vapore surriscaldato viene inviato al motore a vapore per produrre lavoro meccanico quindi i gas esausti di scarico sono espulsi all'atmosfera attraverso il fumaiolo o ancora riutilizzati per pre-riscaldare l'acqua di alimentazione allo scopo di aumentare il rendimento globale della caldaia. La pressione di esercizio media delle caldaie da locomotiva ferroviaria in genere sono state calcolate tra i 12 e 16 bar raggiungendo soltanto in casi sporadici il limite massimo, ritenuto di sicurezza per le caldaie a tubi di fumo, di 25 bar [20].

Alcune caldaie per locomotiva ferroviaria, anziché essere perfettamente cilindriche, sono state realizzate con un diametro maggiore dal lato del focolare e di diametro inferiore dal lato finale per processo di combustione allo scopo di ridurre la massa globale. Questo accorgimento è stato tipico di alcune compagnie britanniche quali la Great Western Railway e la London, Midland and Scottish Railway. Una caldaia Brotan vista dalla parte del forno in esposizione al Museo della Tecnica di Praga Lo stesso argomento in dettaglio: Caldaia Brotan.

La caldaia Brotan è un tipo di caldaia a tubi di fiamma per locomotive ma con forno in acciaio ma particolare essendo circondato da pareti a tubi d'acqua.

Il progetto fu sviluppato per sostituire la costosa camera di combustione in rame delle locomotive a vapore e per poter utilizzare anche carbone ad alto contenuto di zolfo che provocava la rapida usura della volta del forno. Caldaie per autotrazione[ modifica modifica wikitesto ] Una particolare caldaia a tubi di fiamma venne utilizzato per la costruzione dell'automobile a vapore Stanley Steamer ; in essa i tubi di fumo erano in numero molto elevato ed erano costruiti più deboli delle coperture esterne della caldaia, per rendere difficile l'esplosione della caldaia durante il cammino del veicolo.

Sono necessarie pertanto una serie di apparecchiature di sicurezza che con il loro intervento ne evitino la possibilità. Le principali sono: le valvole di sicurezza, a bilancia o Coale, che rilasciano il vapore all'atmosfera in caso di superamento dei valori massimi ammissibili di pressione in caldaia. Esplosione della caldaia di una locomotiva nel La verifica più importante nella conduzione di una caldaia è quella della presenza dell'acqua; allo scopo sono presenti gli indicatori di livello che si compongono di un sistema di rubinetti e di tubi di vetro posti in verticale che permettono di conoscere in tempo reale le variazioni di livello dell'acqua in caldaia.

Data l'importanza del controllo i livelli sono solitamente applicati in quantità ridondante. I manometri, in misura necessaria ai controlli da eseguire, permettono di conoscere la pressione reale nell'interno della caldaia; tale controllo è importante ai fini di un corretto esercizio. Tramite il manometro è possibile conoscere il momento di entrata a regime dell'apparato; indica anche l'eventuale malfunzionamento delle valvole di sicurezza permettendo al conduttore un intervento tempestivo in caso di superamento della normale pressione di esercizio.

Uno o più termometri forniscono la misura di temperatura del vapore in entrata e in uscita dal surriscaldatore. Essenziali sono anche i sistemi di alimentazione della caldaia; l'acqua viene immessa a pressione mediante pompe di carico o per mezzo di iniettori [22].

La pressione dell'acqua proveniente dalle pompe deve superare la pressione esistente in caldaia nonché compensare anche la resistenza delle tubazioni e di quanto esiste nel percorso compiuto dall'acqua.

Caldaia a tubi di fumo a doppio forno; in evidenza il manometro e i due indicatori di livello acqua Manutenzione[ modifica modifica wikitesto ] Qualunque tipo di caldaia richiede una manutenzione regolare e costante allo scopo di mantenere alto il livello di sicurezza del dispositivo.

Dovrà essere periodicamente eseguito il lavaggio della caldaia nonché l'eliminazione dei residui e dei fanghi. Dovranno essere ripuliti delle ceneri accumulate al loro interno i tubi di fumo e la camera a fumo. La caldaia Siemens-Benson figure 23 e 24, ciclo alla fig. Nella caldaia Löffler fig. Il vapore saturo prodotto è mandato nel surriscaldatore e di qui parte va alle macchine e parte ritorna nel ciclo di vaporizzazione. L'avviamento si fa con vapore prodotto separatamente.

La caldaia Schmidt fig.

Fu applicata con successo anche alle locomotive. Con un alto surriscaldamento il rendimento delle motrici a vapore, per la ritardata apparizione dell'acqua di condensazione, è molto migliorato. I surriscaldatori possono essere indipendenti, cioè possedere un focolare proprio, o essere incorporati nella caldaia.

I surriscaldatori formanti un unico insieme con le caldaie sono inseriti nel primo percorso del fumo. Essi sono costituiti da piccoli tubi d'acciaio dolce ripiegati a serpentino e raggruppati per mezzo di due collettori: uno collegato alla caldaia, l'altro alla condotta di vapore.

La circolazione relativa del fumo e del vapore fig. Con la circolazione a correnti equiverse i prodotti della combustione più caldi cedono calore al vapore saturo, che va aumentando via via di temperatura. La differenza di temperatura tra fumo e vapore e, quindi, lo scambio di calore va diminuendo verso il termine del surriscaldatore. Una buona trasmissione del calore è favorita con la circolazione a controcorrente, perché la differenza di temperatura si mantiene alta dal principio alla fine del surriscaldatore.

L'inconveniente è attenuato con la circolazione mista. Il fumo più caldo incontra il vapore prima saturo e poi a temperatura man mano più alta; nella seeonda parte incontra prima il vapore più surriscaldato e poi via via meno caldo. Questi surriscaldatori possono trovar posto all'uscita dei tubi focolari delle caldaie Cornovaglia e simili.

Nelle caldaie a tubi d'acqua sono disposti orizzontalmente o verticalmente fra il primo e il secondo giro del fumo in ambiente a temperatura altissima, ma fuori del contatto delle fiamme. Economizzatori e preriscaldatori dell'acqua di alimentazione. Il prototipo degli economizzatori è quello Green fig. È un insieme di tubi di ghisa disposti verticalmente e riuniti in sezioni di 4, 6, 8, 10, 12, per mezzo di due tubi collettori trasversali, uno inferiore e uno superiore.

Le singole sezioni sono collegate in basso da un tubo distributore dell'acqua fredda, cui sono fissati i collettori trasversali, e in alto da un tubo collettore dell'acqua calda, al quale fanno capo tutti i collettori superiori.

Nelle figure precedenti sono rappresentati anche economizzatori a tubi orizzontali, che si prestano a formare con la caldaia e il surriscaldatore gruppi compatti e relativamente poco ingombranti. L'applicazione di soffiatori di fuliggine automatici a vapore o ad aria compressa ha permesso la diffusione degli economizzatori con tubi ad alette che esigono per la stessa superficie riscaldata uno spazio assai minore di quelli a tubi lisci fig. Questi ultimi si fanno anche in acciaio ed allora essi hanno un buon coefficiente di trasmissione del calore.

Sono formati di tubi molto più sottili di quelli di ghisa e ripiegati in varie maniere cosicché a parità di ingombro, hanno superficie riscaldante maggiore di quelli a tubi di ghisa, ma resistono assai meno della ghisa alle corrosioni interne ed esterne.

Possibilmente si usano solo per pressioni alte e con acqua preventivamente depurata e deaereata, che si fa circolare rapidamente per evitare depositi di impurità. Un cospicuo avvicinamento al rendimento del ciclo di Carnot v. Nei primi la circolazione a controcorrente dei due fluidi, separati da superficie metalliche, porta la temperatura dell'acqua vicina a quella del vapore e condensa quest'ultimo, sicché nel tubo di aspirazione della pompa di alimentazione viene unito all'acqua preriscaldata.

Negli apparecchi a miscuglio l'acqua finemente suddivisa, viene a contatto direttamente col vapore e, condensandolo, si appropria del calore, che esso restituisce.

Oppure si manda l'acqua, a pressione maggiore di quella in caldaia come nei riscaldatori a superficie, in un tubo di Venturi v. Preriscaldatori d'aria. Il raffreddamento del fumo o meglio il recupero del calore dei gas combusti si completa o si fa esclusivamente riscaldando preventivamente l'aria che partecipa alla combustione.

È ovvio che questo favorisce la tendenza attuale di raggiungere temperature di combustione sempre più elevate, il che porta a una migliore trasmissione del calore, a diminuire la proporzione di incombusto delle ceneri, alla possibilità di bruciare combustibili magri o umidi. I preriscaldatori d'aria sono di due tipi: a superficie a tubi lisci e ad alette o a lamiere piane e a ricupero. Nei tipi a superficie l'aria passa in condotti le cui pareti sono, all'esterno, lambite dai prodotti della combustione.

Le figure precedenti ne mostrano qualche applicazione, mentre la figura 31 rappresenta il preriscaldatore Roubaix a lamiere piane. Dei preriscaldatori a ricupero è esempio il Ljungström fig. In esso lo scambio di calore tra fumo ed aria avviene per mezzo di un corpo intermedio, costituito da un sistema di graticci di lamiere sottili, opportunamente ondulate, formante tanti piccoli canali.

Tutto l'insieme ruota assai lentamente giri al minuto entro un involucro, che forma i condotti del fumo e dell'aria per la combustione. Il fumo attraversando i graticci di lamiera cede ad essi calore, e questi, per il moto di rotazione, son portati ad essere traversati dall'aria, abbandonando a quest'ultima il calore sottratto ai gas di combustione.

Il tipo e le dimensioni dei focolari, sono determinate dalla qualità di combustibile e dalla quantità oraria che se ne deve bruciare, molto più che dal tipo della caldaia, alla quale essi devono servire. I combustibili solidi si possono bruciare su griglie fisse con caricamento a mano o su griglie mobili con caricamento a macchina.

Le piccole caldaie sono munite di fornelli a griglie fisse con caricamento manuale a pala. La graticola o griglia è un insieme di sbarre di ghisa, dai costruttori foggiate in forme più o meno semplici, sulle quali vien disposto il carbone. Tra le sbarre resta libero lo spazio per il passaggio dell'aria per la combustione. Un tal fornello è completato dall'altare che limita l'estremità della graticola opposta alla portina frontale. Come si vede nelle figure precedenti, queste graticole si adattano tanto a focolari esterni al corpo della caldaia, quanto a focolari interni, collocati cioè entro ai tubi focolari.

Su una graticola ordinaria si possono bruciare, con tirata naturale, da 60 a kg. Se la tirata è meccanica si bruciano per metro quadrato quantità di carbme doppie e triple. A facilitare il caricamento, specie bruciando combustibili poveri, si sono adottate griglie inclinate con sbarre comuni longitudinali o a gradini, sulle quali il combustibile scende da una tramoggia, a mano mano che brucia, per effetto dell'inclinazione.

Nei grandi generatori di vapore e in tutti gli impianti termici di una certa importanza si adottano focolari a caricamento automatico. Molto diffuse in Europa sono le griglie a catena continua figg.

Esse sono costituite da una catena senza fine fig. Il carbone scende da una tramoggia T e la sua altezza nella griglia è regolata dall'altezza della persiana P. Le scorie dalla grata sono tolte da nasi N e riversate sopra la porta S, ribaltabile per lo scarico nel cinerario. Poiché il carbone, che scende dalla tramoggia, non si mescola sulla grata coi carboni ardenti, se ne assicura l'accensione disponendo sopra il primo tratto di griglia una voltina V di materiale refrattario, la quale irradiando il calore sul carbone, lo riscalda, ne provoca la distillazione e la trasformazione in coke fino a che nella parte libera se ne produce la vera combustione.

L'intensità e bontà della combustione sono regolate variando l'altezza del combustibile, il tiraggio e la velocità della griglia, che è variabile da 0,6 a 1,8 m. Una buona griglia a catena è capace di bruciare circa kg. Queste griglie dànno buoni risultati purché si usino combustibili molto regolari per qualità e per pezzatura. Sono di origine americana gli assai diffusi focolari Underfeed o a caricamento per disotto.

In un tipo per focolare interno fig. Nelle moderne centrali term0elettriche vengono molto spesso adottati focolari inclinati con caricamento per disotto, per la possibilità che offrono di bruciare con ottimi rendimenti anche combustibili di pezzatura scadente, che costano assai meno delle pezzature scelte, noce, nocciola, pisello, non sempre trovabili nei nostri porti di approdo. Di questo tipo sono i focolari Riley e Taylor. Il primo figura 37 è composto di parecchi elementi eguali, posti di fianco l'uno all'altro.

Ciascun elemento costituisce una conca di carico a fondo fisso e a fiancate mobili. Le fiancate di due elementi vicini formano dei condotti per cui viene addotta l'aria necessaria alla combustione, che placche munite di ugelli e ricoprentisi in guisa da formare specie di gradinate distribuiscono nel carbone in combustione.

L'assieme delle conche e delle fiancate costituisce la zona di grande combustione. A esse segue la zona finale di combustione formata da placche orizzontali retrogriglie facenti seguito agli ugelli. Infine c'è la zona di esaurimento e di scarico delle scorie comprendente gli scaricatori oscillanti, formati da piastre ricurve e rugose.

Spesso il focolare è anche completato da rulli dentati frantumatori delle scorie fig. Dalle tramogge di carico poste sul fronte della caldaia il carbone cade in cilindri nei quali gli stantuffi propulsori mossi da un albero a manovelle, lo spingono all'interno del focolare, al disotto della zona d'immissione dell'aria.

Riduttori opportuni consentono di variare la velocità, onde permettere, a seconda delle richieste di vapore, con sufficiente elasticità, entro un campo di variazione abbastanza largo, l'adduzione di quantità variabili di carbone. Principalmente negli impianti di caldaie ad altissima pressione è applicata la combustione dei carboni polverizzati. Questo sistema di combustione è vantaggioso per la possibilità di adattarsi a combustibili molto diversi e molto scadenti e per la rapidità e semplicità della regolazione.

Pagina 12 - Meccanica, macchine e impianti ausiliari_Edizione Gialla

Di qui si è venuti alla costruzione di speciali generatori a tubi d'acqua nei quali tutta la superficie di evaporazione o la maggior parte di essa, è distribuita intorno alla camera di combustione, sicché il calore è ricevuto dai tubi vaporizzatori per radiazione stante l'esposizione diretta alle fiamme fig. I sistemi a carbone polverizzato sono con apparecchi individuali, cioè alimentanti direttamente una caldaia con uno o più bruciatori, oppure con apparecchi riuniti in una centrale di polverizzazione nella quale si prepara il carbone per più caldaie.

La polverizzazione del carbone, dopo una preventiva frantumazione ed essiccazione, si compie in molini polverizzatori a rulli, a mole, a sfere o ad anelli a seconda dei tipi: in media per la polverizzazione s'impiegano kWh per tonnellata.

Il carbone ridotto in polvere finissima è spinto ai bruciatori pneumaticamente con ventilatore o compressore o meccanicamente con coclea. Gli apparecchi bruciatori hanno tutti lo scopo d'iniettare nella camera di combustione una miscela d'aria e di minutissima polvere di carbone, che bruci completamente nel percorso entro al focolare. Le ceneri, per evitarne la fusione, vengono per lo più raffreddate mediante schermi a tubi d'acqua disposti sul fondo delle camere di combustione al disopra delle tramogge di raccolta.

Il bruciatore Lopulco fig. Col polverino di carbone si raggiunge la combustione completa, si toccano alte percentuali di anidride carbonica v. Non ha seguito l'estesa applicazione dei focolari meccanici l'estrazione meccanica delle ceneri e delle scorie, che si raccolgono nelle tramogge sotto alle griglie.

Ad eliminare il costoso e disagevole lavoro dello scarico e trasporto manuale di questi residui della combustione si è ricorso a varî sistemi, la cui applicazione è divenuta necessaria per la vastità che vanno assumendo gl'impianti di produzione del vapore, e per lo sforzo di impiegare carboni ricchi di ceneri. All'elevazione del piano di posa dei generatori di vapore, con conseguente possibilità di scarico delle ceneri in vagonetti, si sono aggiunti dei dispositivi ad azione puramente meccanica nastri trasportatori, norie, coclee , immersi o no in acqua per lo spegnimento; ma l'azione abrasiva ed ossidante delle scorie, la loro alta temperatura, il forte sollevamento di polvere e i vapori nocivi sviluppantisi sono inconvenienti gravi di questi sistemi.

Non molto favore hanno incontrato, per la grande potenza assorbita, anche i sistemi pneumatici. Dopo una preventiva frantumazione, le scorie e le ceneri sono aspirate per mezzo di speciali pompe a vuoto o di ventilatori in un grande serbatoio ciclone, ove si depositano e vengono spente con iniezione d'acqua.

Quelli che sembrano avere incontrato il massimo favore sono i sistemi idraulici, nei quali si ottiene l'estinzione e la disaggregazione dei residui di combustione direttamente per immersione e, senza impiego di mano d'opera, il trasporto al luogo di scarico. La maggior parte di questi dispositivi comporta un canale, situato sotto alle tramogge del cenerario, che riceve a intermittenza o continuamente le ceneri e le scorie; queste sono asportate da una corrente d'acqua, mandatavi a intervalli di tempo o continuamente da una pompa.

Il canale di scarico, quando non finisce in luogo aperto di deposito, termina in una fossa dove le scorie si sollevano e si caricano in veicoli o meccanicamente con norie o con pompe speciali munite di dispositivi di polverizzazione, che le mandano in cicloni, in cui si separano dall'acqua; questa si ricupera per decantazione. Una certa analogia, riguardo alla forma di combustione col polverino di carbone, hanno i combustibili liquidi nafta.

Anche qui si inietta nella camera di combustione una nube di goccioline minutissime di nafta mescolate con l'aria comburente. Quanto più omogenea è l'aria carburata, tanto migliore ne risulta la combustione. Tutti i bruciatori hanno un ugello polverizzatore, dal quale la nafta affluisce in mezzo a un cono distributore d'aria.

L'apparecchiatura per la combustione della nafta, pur riducendosi in ogni caso essenzialmente a un ugello polverizzatore dal quale, in mezzo a un cono distributore d'aria, effluisce la nafta, varia secondo che la polverizzazione si fa mediante vapore o aria sotto pressione o semplicemente comprimendo il combustibile. Nei lanciatori ad aria compressa il vapore è sostituito dall'aria. I polverizzatori meccanici sono i più diffusi.

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La caldaia di cui si dà il disegno nella figura 24 è munita di focolare a nafta a polverizzazione meccanica. L'utilizzazione della camera di combustione è fissata dalla quantità di nafta bruciata per mc.

Questa quantità varia tra limiti assai estesi e arriva anche a massimi di kg. I combustibili gassosi si bruciano nelle caldaie con bruciatori costruiti sul medesimo concetto dei comuni becchi da gas.

Si fanno arrivare al piede di un tubo il gas combustibile sotto lieve pressione e l'aria comburente e si fa bruciare la miscela all'altra estremità del tubo. I focolari a gas si applicano in quegl'impianti, nei quali si debba utilizzare del gas povero o dei gas naturali; in essi si accresce l'irraggiamento rendendo incandescenti tralicci di muratura refrattaria, che si dispongono nei focolari contro le fiamme, o facendo avvenire la combustione senza fiamma sulla superficie di speciali sostanze refrattarie.

La scelta di una caldaia e del suo focolare dipende dall'uso al quale è destinato il vapore, dalla qualità dell'acqua di alimentazione, dal combustibile a disposizione, dal personale tecnico che è possibile procurare, dal peso massimo d'acqua da vaporizzare per ora, dall'importanza e dalla durata delle punte, e dal cosiddetto coefficiente di utilizzazione rapporto fra l'energia prodotta e quella che a pieno carico si sarebbe prodotta in un dato tempo. Con pressioni superiori a atmosfere sono preferibili le caldaie a tubi d'acqua, che si prestano a soddisfare intense richieste di vapore punte , purché di breve durata.

Con richieste di vapore molto irregolari si adattano le caldaie con grande massa d'acqua perché questa funge, entro certi limiti, da volano di regolazione.

Si tratta di recipienti chiusi, riempiti parzialmente d'acqua, nella quale si condensa il vapore prodotto in eccesso nei periodi di minor richiesta.

Termica Colleferro -

Le applicazioni, nelle quali l'accumulatore risulta utile, sono svariatissime: produzione di energia motrice, servizî di riscaldamento; accoppiamento dei due servizî suddetti; accumulazione sotto forma termica di energia elettrica di supero mediante caldaie elettriche. Questa differenza di pressione si crea utilizzando la differenza di peso specifico fra l'aria calda e la fredda: si ha allora il tiraggio o tirata naturale; oppure per mezzo di ventilatori o di eiettori: si ha allora il tiraggio artificiale.

Poiché il camino deve poter evacuare tutto il fumo che si produce nel focolare, le sue dimensioni devono essere in proporzione col peso del carbone che si vuole bruciare nella unità di tempo. Invece del fumo come fluido eiettore si usa anche un getto d'aria o di vapore sotto pressione; 4.

La fig. Il regolamento italiano prescrive l'applicazione di due indicatori di livello; 2. Distinti dalla caldaia, ma essenziali per il suo funzionamento, sono gli apparecchi per l'alimentazione e la preparazione dell'acqua da evaporare. L'alimentazione si fa mediante pompe l'alimentazione con iniettori serve in generale di riserva ; per i piccoli impianti esse sono ordinariamente a stantuffo mosse a vapore cavallino , ma per quelli d'una certa entità si sono adottati gruppi nei quali si ha una pompa centrifuga con un certo numero di giranti, accoppiata direttamente con un motore elettrico o con una turbinetta a vapore.

La pressione di mandata delle pompe deve essere capace di superare la pressione in caldaia e le resistenze delle tubazioni, degli economizzatori, valvole, ecc. Nelle caldaie a media e ad alta pressione si deve, per la sicurezza, usare acqua preventivamente distillata e deaereata.

Un esempio di quelli è l'evaporatore Odero-Spampani fig. Il vapore, scaricato dalle serpentine, passa in un successivo riscaldatore, nel quale cede ulteriormente calore all'acqua da evaporare.

Centrale di Malpensa

I degassatori sono cassoni nei quali l'acqua, prima di arrivare al tubo di aspirazione delle pompe, passa attraverso a strati di materiali metallici molto ossidabili, che assorbono l'ossigeno sciolto nell'acqua. Caldaie a riscaldamento elettrico. La trasformazione dell'energia elettrica in calore si ottiene facendo passare la corrente per corpi che hanno alta resistenza ohmica, nei quali l'effetto Joule è molto sensibile.

Nelle piccole caldaie si usano resistenze di metallo chiuse in tubi bollitori isolati, che vengono immerse nell'acqua.

In questi tipi si prestano sia la corrente continua sia l'alternata. Per caldaie di potenza cospicua e per correnti con tensioni superiori a volta, fa da resistenza la stessa acqua da vaporizzare, nella quale si fa passare la corrente elettrica per mezzo di opportuni elettrodi. I tipi di caldaie ad elettrodi, entrate nell'uso pratico, sono parecchi: essi si distinguono specialmente per il modo di regolare la corrente e quindi la produzione di vapore della caldaia.

Per la regolazione s'innalza e si abbassa il livello dell'acqua nelle caldaie ad elettrodi fissi, come la Revel e la Mascarini fig. In altre si approfitta dei due sistemi insieme. Caldaie a mercurio. Fra essi un certo interesse ha destato il sistema vapore di mercurio-vapore d'acqua realizzato da Emmet in America nell'anno ; con esso si possono raggiungere elevate temperature di surriscaldamento senza oltrepassare le 18 atmosfere. Per la vaporizzazione del mercurio si sono fatte speciali caldaie con tubi a sezione esagonale, disposti a nido d'ape, sospesi sul focolare a nafta.

Il condensatore di questa funziona come evaporatore dell'acqua, che, preriscaldata in un economizzatore, viene trasformata in vapore a 14 atmosfere. Il vapore d'acqua si fa espandere, dopo surriscaldamento in una turbina a vapore ordinaria. Benché il sistema sia soddisfacente per i buoni rendimenti ottenuti, presenta difficoltà pratiche di realizzazione superiori a quelle delle alte pressioni.

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Caldaie a recupero

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Ulrich, Werkstoff-Fragen des heutigen Dampfkesselbaues, Berlino Caldaie marine. Negli apparati motori marini a vapore s'impiegano ancora due generi di caldaie: con tubi percorsi dai prodotti della combustione, o con tubi lambiti esternamente dai prodotti stessi. Le prime salvo casi eccezionalissimi del tipo a ritorno di fiamma comunemente chiamate caldaie cilindriche o caldaie scozzesi, le altre appartenenti a tipi diversi di caldaie a tubi d'acqua.

Nella storia delle caldaie marine a periodi di radicali trasformazioni si alternano lunghi intervalli di relativa uniformità. La penultima di queste crisi, degl'inizî del nostro secolo, aveva condotto all'assetto che è durato sin quasi ad oggi; uso delle caldaie cilindriche nella marina mercantile salvo qualche eccezione per apparati motori di potenze elevatissime ; uso esclusivo delle caldaie a tubi d'acqua per il naviglio militare con caratteristiche generali press'a poco uniformi, ma con varietà di forme adatte ai diversi tipi di navi.

L'ultima crisi si va svolgendo ora, in relazione coi nuovi criterî sulle macchine motrici e con gli sforzi che si fanno per adattare alle esigenze e alle difficoltà delle applicazioni marine i nuovi metodi e i perfezionamenti che è assai più agevole introdurre negli impianti fissi. Le difficoltà da vincere sono essenzialmente di ordine tecnico ed esecutivo, onde le conclusioni dipenderanno dall'esperienza; mentre su qualche punto l'elemento decisivo è di carattere economico, e le basi per la sua valutazione sono tali da poter largamente mutare coi luoghi e col tempo.

Per il momento la situazione è abbastanza complessa: mentre da un lato si continuano a costruire caldaie cilindriche con pressioni intorno a 15 atmosfere e anche meno, con le caldaie a tubi d'acqua si è facilmente oltrepassato il limite di 20 atmosfere, che era sembrato a lungo insuperabile; le pressioni di 25 atmosfere sono diventate di impiego comune e si sono raggiunti anche valori da 35 a È ancora comunissimo il caricamento del carbone a mano, ma già si sono diffuse le applicazioni del caricamento meccanico, si è iniziato l'impiego del carbone polverizzato.