Legge Merli Scarichi

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La legge Merli indicava in maniera dettagliata le sostanze inquinanti, ponendo dei limiti al loro scarico nelle acque e alla loro concentrazione. (legge Merli), venivano ad essere costituiti proprio dalla autorizzazione preventiva allo scarico e dal rispetto dei limiti tabellari. Il smartdir.info n. /, poi. (c.d. Legge Merli) recante “Norme per la tutela delle acque dall'​inquinamento”, con la quale si è avvertita per la prima volta l'esigenza di. Scarichi civili ante “legge Merlì”, all'adeguamento ci pensa la Regione. Acque. (​Alessandro Geremei). Parole chiave: Acque | Scarichi |. Ebbene si, dopo 24 anni la legge /76 (meglio nota come Legge Merli) è scarichi idrici tra le quali spiccano le nuove definizioni di acque di scarico.

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I diversi paesi cercano di adeguare la propria legislatura alle norme europee. Inoltre, indica le competenze pubbliche della materia, con particolare riguardo al controllo degli scarichi e ai servizi di pubblica fognatura.

Rientra in questa nozione ogni versamento di acque reflue, anche a carattere non permanente, oppure occasionale, pubblico e privato, diretto o indiretto, sia abbia recapito sul suolo, nel sottosuolo, in acque superficiali, sotterranee, in pubblica fognatura. Lo scarico non autorizzato è vietato. La nuova legge individua anche zone per le quali, in ragione della loro fragilità, sono previste particolari attenzioni, specifiche misure di prevenzione e norme vincolistiche.

Sono state individuate aree sensibili riferite a quei corpi idrici esposti al rischio di eutrofizzazione e dove sono previsti trattamenti di depurazioni più spinti per gli scarichi in esse recapitanti.

È inoltre evidente che il concetto giuridico di scarico presuppone comunque che il collegamento tra insediamento e recapito finale sia stabile e predisposto proprio allo scopo di condurre i reflui dal luogo in cui vengono prodotti fino alla loro destinazione finale, senza interruzioni, ancorché determinate da casuali evenienze quali, ad esempio, la tracimazione dalle trincee drenanti, che abbiano consentito ai reflui un ulteriore percorso.

Vedi Sentenza Cass.

COSA CONTIENE L'OSSERVATORIO

III, 14 settembre , n. Inoltre, indica le competenze pubbliche della materia, con particolare riguardo al controllo degli scarichi e ai servizi di pubblica fognatura.

Rientra in questa nozione ogni versamento di acque reflue, anche a carattere non permanente, oppure occasionale, pubblico e privato, diretto o indiretto, sia abbia recapito sul suolo, nel sottosuolo, in acque superficiali, sotterranee, in pubblica fognatura.

Lo scarico non autorizzato è vietato. Dunque, secondo la giurisprudenza prevalente la nozione giuridica di scarico era caratterizzata dal requisito dell'immissione diretta del refluo in uno dei corpi ricettori elencato all'art.

E' possibile, dunque, riconoscere come la situazione normativa e giurisprudenziale della disciplina delle acque e, soprattutto, degli scarichi fosse frammentaria e instabile. Decreto Ronchi. Il Decreto costituiva la normativa quadro in materia di inquinamento, ma l'art.

In realtà, tale previsione ha reso problematica l'individuazione di una netta demarcazione tra la disciplina sui rifiuti e quella sugli scarichi. La Legge Merli , che aveva rappresentato sicuramente la prima organica disciplina in materia di tutela delle acque dall'inquinamento, fu sostituita nel dal Decreto Legislativo n. In tal modo, il legislatore ha voluto coordinare e riordinare la normativa vigente in materia di tutela delle acque definendo una nuova disciplina generale con riferimento alle acque superficiali, marine e sotterranee, e soprattutto col fine di recepire alcune importanti direttive comunitarie Ma, va osservato che in realtà la normativa quadro in materia di inquinamento era 20 il cd.

Decreto Ronchi D.

La Legge Merli

Infatti, il settore dell'inquinamento idrico era disciplinato dal Decreto acque D. A questo punto va fatta una precisazione: se nel secondo caso quello del settore dell'inquinamento aeriforme non vi erano possibilità di collegamento con il Decreto Ronchi, altrettanto non accadeva per il D.

Infatti, l'art. Ora, il confine tra acque di scarico e rifiuti liquidi ha costituito sempre un aspetto di estrema rilevanza in sede applicativa, tanto che per anni è stato oggetto di discussione e di scontri dottrinali; ma la Corte di Cassazione, sezione III penale, ha definito la questione con sentenza n.

Infatti, attraverso il disposto del suddetto articolo, il legislatore ha posto sullo stesso piano i due fenomeni: quello dinamico di scarico idrico definito dalla Legge Merli e quello statico di rifiuto, assumendo come unico criterio distintivo non la sostanza in quanto tale ma la diversa fase del processo di trattamento della stessa riservando alla disciplina della tutela delle acque solo la fase dello scarico, cioè quella della immissione diretta nel corpo ricettore Inoltre, secondo l'art.

Sono esclusi i rilasci di acque previsti dall'art. In altre parole, dopo l'entrata in vigore del D.

Ma, a questo punto va fatta una seconda osservazione. La giurisprudenza della normativa precedente faceva riferimento al concetto di scarico indiretto legge Merli , concetto che nella successiva disciplina Decreto acque scompare completamente.

In realtà, tale concetto non è del tutto scomparso, ma si è trasformato ed è evoluto in quello di rifiuto liquido 24 previsto e disciplinato dal Decreto Ronchi sui rifiuti.

Ricapitolando, la nozione di scarico resterebbe limitata alle immissioni dirette.

Dopo l'entrata in vigore del D. Quando, invece, il collegamento tra fonte di riversamento e corpo recettore veniva interrotto, lo scarico che precedentemente si qualificava indiretto veniva meno lasciando il posto alla fase di smaltimento del rifiuto liquido, con conseguente applicazione del D.

Come già detto in premessa, il 29 aprile è entrato in vigore il nuovo Codice Ambientale, o più precisamente il D.

Con riferimento alla disciplina sulla tutela delle acque, va subito evidenziato che l'art. Infatti, confrontando le due definizioni è possibile da subito notare che due elementi sono venuti meno: un elemento gestionale, la cd.

L. 10 maggio 1976, n. 319 - Legge Merli

Con riferimento al secondo elemento, non sembra determinante la eliminazione del requisito di liquide, semiliquide e comunque convogliabili delle acque reflue poiché tale distinzione era servita in passato soltanto per distinguere le cose solide da quelle liquide. Dunque, la fattispecie astratta di cui all'art.

Ambientale prevede l'invio di un corpo liquido acque reflue al recettore, che invece non resta sottinteso nella definizione di scarico acque superficiali, suolo, sottosuolo, rete fognaria Ma, la norma oltre che essere esplicita ci sembra anche tassativa.

Per cui, non configurandosi la fattispecie di scarico non potrebbe neanche applicarsi la disciplina per esso prevista ex D. Ambientale, ma nella parte IV