Scaricare Inno Di Mameli Cantato

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Come un cittadino italiano si dovrebbe essere orgogliosi del inno italiano e cantare quando le bandiere del mondo si alzano alle Giochi Olimpici, prima partite di calcio nazionale o durante festività nazionali. E perché non usarlo come un suoneria telefono?

Sembra sia stato Giuseppe Mazzini a incitare Mameli, suo seguace e genovese come lui, a comporlo. Ma "Fratelli d'Italia", una volta messo in musica in gran fretta dal maestro Michele Novaro un altro genovese , non dové soddisfare del tutto il grande patriota, esule a Londra.

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L'avrebbe musicato Giuseppe Verdi. Nell'ottobre questa "replica" - parole di Mameli e spartito verdiano - era pronta nelle mani di Mazzini.

Molto meglio la prima versione. Ma neppure "Fratelli d'Italia", l'inno come oggi noi conosciamo, raccolse fin dall'inizio giudizi unanimi. L'Italia - non anco s'è desta. Lo storico Jules Michelet vi vide "un canto di fraternità" fra gli italiani "stupefatti dalla sorte di trovarsi uniti".

Ufficio del cerimoniale di Stato e per le onorificenze

Giudizio equanime. Uno storico assai più recente, Giovanni Spadolini, esortava a non lasciarsi scoraggiare dal "linguaggio ampolloso".

La romanità dell'inno - sosteneva - è tutta "repubblicana" e mazziniana, cioè democratica e moderna. E ne concludeva che l'enfasi di Mameli è riuscita a farsi poesia civile.

Ma l'incerto favore di cui esso ha sofferto fino a ieri non è dovuta tanto a questa provvisorietà ope legis, quanto alla difficoltà di mandarlo a memoria e alla sua riconoscibilità poco paragonabile a quella - poniamo - della "Marsigliese" o di "God save the Queen". Si continuano a citare in proposito episodi bizzarri: la nazionale italiana di calcio salutata su un campo britannico, nel , dalle note della Marcia Reale; Giovanni Leone accolto in Cina, trent'anni dopo, al ritmo di "'O sole mio".

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Cantato da una voce femminile, che esalta lo spirito da "sorelle d'Italia". Ed è subito polemica.

Il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, dice che piuttosto sarebbe meglio "fare pubblicità all'Inno". Lo spot. Si chiama "Sorelle d'Italia" la colonna sonora del nuovo spot di Calzedonia.

Nel video scorrono le immagini di donne che, avvolte in calze e collant, si abbandonano a momenti di svago o relax. Alla fine, una dedica: "A Italia, Vittoria, Laura e tutte le altre".

L'azienda si difende. In una nota, si spiega che non c'è alcun intento satirico: "Lo spot rappresenta un omaggio che Calzedonia dedica a tutte le donne attraverso un'inedita interpretazione al femminile dell'Inno - si legge nel comunicato - dove i termini Italia e Vittoria vengono fatti rivivere per la prima volta con il significato di nomi di donna.

Inno Di Mameli

Un messaggio forte che fa appello alle infinite risorse delle donne". Il precedente.

La trovata pubblicitaria del noto brand non rappresenta l'unico esempio di un utilizzo più o meno "improprio" dell'Inno. Già l'attore milanese Paolo Rossi, durante uno spettacolo teatrale, aveva utilizzato le parole di Fratelli d'Italia, ma sulle note di Sapore di sale, per fare la parodia dell'Italietta. Le reazioni.

Dopo la messa in onda, subito sono scattate le polemiche. Più duro il commento Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia di Savona e fervido sostenitore dell'importanza dei simboli nazionali: "Con il canto degli italiani non si gioca.